Emin Mammadov

Il fenomeno del multiculturalismo, più legato alle vicende politiche e al sistema dello sviluppo economico e sociale, include anche le questioni dell’arte contemporanea. Il processo di globalizzazione oggi riguardante tutti i Paesi del mondo minaccia di eliminare la vivace individualità dei trends artistici e portare alla standardizzazione e all’uniformità del pensiero creativo. L’Azerbaigian, che ha riottenuto la propria indipendenza nel 1991, sta seguendo il proprio percorso accumulando gradualmente risorse economiche e sociali. La repubblica è etnicamente eterogenea e la sua cultura è stata sempre polifonica. Nonostante i complessi conflitti politici e un duraturo conflitto territoriale con un Paese vicino, i principi pacifici continuano ad essere fondamentali non solo nella politica intrapresa dallo Stato, ma anche nei rapporti umani. Perciò oggi noi possiamo parlare di una ricca diversità, all’interno di una singola tradizione culturale, la cui formazione ha avuto luogo nonostante un passato di ere mutevoli, regimi politici, revisione di dottrine religiose e ideologiche. L’arte moderna dell’Azerbaigian è strettamente legata alla tradizione culturale, che nel subconscio influenza l’estensione del linguaggio artistico, i metodi visivi e la scelta degli argomenti. Il tema presentato dal padiglione nazionale dell’Azerbaigian alla 57a Biennale di Venezia è stato scelto non a caso – nel 2016 l’Azerbaigian ha promosso il multiculturalismo. L’arte di vivere insieme in pace ed armonia sotto un unico sole è il punto di partenza per lo studio dei giovani artisti attivi in vari campi dell’arte contemporanea.


Il gruppo “Hypnotica” ha realizzato diversi interessanti progetti di video-mapping sia in Azerbaigian che all’estero e si esibiranno alla Biennale di Venezia con 3 grandi progetti: Unity, Traffic, Profile. Come si sa, la cultura moderna tende a sintetizzare varie forme d’arte, l’arte multimediale con l’utilizzo delle installazioni interattive riflette largamente le specificità della percezione moderna: dal consumo dell’informazione – all’informazione, dalla viva immagine - al pensiero immaginativo, dal contesto visuale e verbale - all’astrazione e alla codifica. Il codice, il tocco, il segno – la lingua dei simboli che forma il concetto – “Hypnotica” esamina la codificazione dei pensieri, la matrice come contenitore della memoria immateriale, capace di rinnovare, accumulare e analizzare.


L’altro autore, Elvin Nabizade, ha disegnato due installazioni per la mostra – “Sotto un unico sole” e “La sfera”. Attraverso la forma e il suono di sfondo dello strumento nazionale saz, il quale nelle mani del narratore Ashiq, che lo suona magistralmente, diventa sonoro, con un timbro soffice, l’artista parla della comunanza e del singolo coro spirituale dei popoli, la cui musica nonostante le differenze linguistiche e dialettali si fa sentire nelle più remote parti dell’Azerbaigian. L’altra installazione, la cui composizione sferica è realizzata da vari strumenti musicali caratteristici di diversi popoli dell’Azerbaigian, crea una forma dalle linee aerodinamiche di sorprendente armonia. Non ci sono angoli acuti, elementi di taglio visivo e contraddizioni – lo strumento fa parte dell’anima del popolo e col proprio suono dà vita al mondo intero, pieno di gioia e armonia, toccando le più profonde corde dell’anima.


Emin Mammadov
Curatore del Padiglione dell’Azerbaigian

Dott. Dr. Martin Roth

In Azerbaigian, sin dai tempi più remoti, molte persone di origini differenti vivono insieme. Nella più grande regione che combina la civilizzazione europea con quella orientale, è inevitabile che si confrontino filosofia, religione e dottrine politiche.


L’Azerbaigian è un esempio eccezionale di società mista, che promuove l’accettazione delle varietà linguistiche e culturali, la convivenza integrata in armonia ed uguaglianza, in un contesto multiculturale e multireligioso, supportandosi reciprocamente in un ambiente naturale talvolta sfavorevole.


L’Azerbaigian non è un Paese di grandi dimensioni, ma il suo paesaggio variegato e la ricchezza della sua natura si riflettono e si ritrovano anche nell’armonia delle diverse espressioni culturali, sotto lo stesso sole.


Il pacifico interscambio delle culture presenti in Azerbaigian, la conservazione della miglior tradizione di ospitalità orientale e le condizioni di vita di cui godono tutti i popoli che abitano questa terra sono assai sorprendenti nell’epoca della globalizzazione, dei conflitti etnici, dell’intolleranza e dell’aggressione. È, questa, una vera e propria arte che il popolo azero ha saputo apprendere.


Nel 2017 il Padiglione dell’Azerbaigian, alla 57a edizione dell’Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, ospita la rassegna “Sotto un unico sole. L’arte di vivere insieme”, con lo scopo di svelare la contemporanea interpretazione artistica della pluralità culturale dell’Azerbaigian. I curatori dell’esposizione hanno chiesto a giovani artisti di esprimere le loro opinioni e di rappresentare la libertà nella società multiculturale.


Gli stessi artisti, sperimentando una tecnica mista, invitano l’umanità a contemplare questa questione cruciale: per l’appunto, l’arte di vivere insieme. Le opere del gruppo artistico di performance visuale Hypnotica e dell’installatore Elvin Nabizade mettono ben in risalto la poliedricità etnico-culturale dell’Azerbaigian.


Nell’esposizione gli artisti presentano progetti interattivi multimediali, video mapping e installazioni, per cercare di mostrare il rapporto tra l’arte tradizionale e l’arte digitale in Azerbaigian.


“Sotto un unico sole. L’arte di vivere insieme” rivela l’affascinante e caleidoscopica cultura azerbaigiana, dalle sue origini e tradizioni alle sue numerose manifestazioni contemporanee.


Dott. Dr. Martin Roth
Curatore del Padiglione dell’Azerbaigian